settembre 2009


Pubblichiamo alcune foto scattate durante la giornata dedicata all’inaugurazione della Villa Vangelo e Zen, lo scorso 19 settembre.

落成式の様子

Inaugurazione Villa Vangelo e Zen

          神父様挨拶
presentazione di p. Luciano
          ミラノ日本領事挨拶
Saluto inaugurale del Console giapponese di Milano
          お庭で
nel cortile interno
          茶話会
gustando dolci brianzoli e giapponesi con un bicchiere di malvasia e una tazza di tè verde
          歓談と
conversando tra amici 
          正面玄関
la facciata della Villa Vangelo e Zen

Pubblichiamo il programma di quest’anno delle attività presso la Villa Vangelo e Zen, disponibile in PDF programma-small

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Luca 10, 29 – 37

29 settembre 2009

Ieri, domenica, nella messa a Milano abbiamo ascoltato il brano di Vangelo comunemente chiamato “La parabola del buon samaritano”. Un dottore della legge (della Bibbia) domanda a Gesù qual è il primo comandamento. Gesù non risponde ma glielo fa scoprire da solo. Il primo comandamento è amare Dio con tutto il cuore e il secondo amare il prossimo come se stesso. Da notare come insegna Gesù: fa scoprire da soli perché tutto è già nel fondo del cuore di ogni uomo che lo ascolta. Certamente per Gesù il primo comandamento, quello dell’amore, era già iscritto nel cuore di chi gli faceva la domanda. Basta viaggiare tra i popoli detti non cristiani perché non battezzati, e vedere scene di purissimo amore. La parte di Gesù in questo Vangelo non è quindi quella di insegnare il primo comandamento, quello dell’amore, ma di insegnarne la modalità interiore. Lo fa con la parabola che noi – proprio perché non abbiamo capito a fondo la parabola – chiamiamo del “Buon Samaritano. I Samaritani erano ebrei che vivevano nella campagna al Nord di Gerusalemme e, siccome trasgredendo le tradizioni ebraiche si sposavano con donne non ebree, erano trattati da eretici dagli ebrei ortodossi di Gerusalemme. Nemmeno veniva permesso loro di entrare nel tempio. Nella parabola un ebreo, probabilmente di Gerusalemme, viene depredato dai briganti e lasciato mezzo morto al margine della strada che scende giù a Gerico (l’attuale Gerico dei Palestinesi). Passa un sacerdote del tempio di Gerusalemme, lo vede e, evitandolo, passa oltre. Così un levita, ossia uno della tribù privilegiata di Levi da cui venivano eletti i sacerdoti, come dire la casta braminica in India. Per caso passa poi un samaritano, un eretico odiato dagli ebrei di Gerusalemme: accorre, disinfetta le ferite e affida quell’uomo a una locanda pagando di tasca sua il disturbo. Gesù non chiede al dottore della legge quale dei tre ha amato, ma quale fu prossimo al malcapitato. “Chi ha avuto compassione di lui” risponde il dottore della Legge. “Va, anche tu fa lo stesso” replica Gesù. E’ evidente l’insegnamento. L’amore vero non proviene dall’appartenenza: il sacerdote apparteneva al ministero religioso, ma non ha amato. Non appartiene all’ortodossia, perché il samaritano era eretico e ha amato. Nemmeno l’amore consiste nelle attività che si fanno per negli altri; infatti la domanda di Gesù riguarda solo quale dei tre è stato prossimo. Si può fare vistose opere di carità, senza però essere prossimo a chi soffre. Si può perfino fare la carità per allontanare. Farsi prossimo senza alcun filtro di appartenenza o di partito o di religione: la prossimità creaturale, nuda e semplice. Farsi prossimo perché “accade” di incontrarsi. I Testimoni di Geova si aiutano tantissimo tra loro e aiutano anche te, se ti fai testimone di Geova. Così i partiti, così le religioni. La prossimità di Gesù è l’opposto: mi faccio prossimo a te perché tu hai bisogno e io posso, perché la vita mi ti fa incontrare.

(continua…)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

di don Paolo Farinella

Paolo-Farinella

Genova 21 settembre 2009 – Dicevano gli antichi che spesso il nome indica il destino di chi lo porta (Nomen Omen). Questa massima mi è venuta in mente mentre vedevo l’immagine di Simone, due anni, figlio di uno dei sei militari ucciso, in braccio a sua mamma. Stavano lì, in attesa del padre/marito morto. Simone, due anni, ignaro di quello che succedeva attorno a lui, era al suo posto, perché un bambino deve stare in braccio alla mamma. Solo una cosa era fuori luogo e, per me, costituisce il segno della perdita della ragione: il berretto da parà in testa a Simone.

Quella immagine è terribile perché proietta la pazzia degli adulti nel mondo e nell’immaginario dei bambini perché li usa per alimentare la commozione e condizionare il mondo infantile degli adulti. Quel berretto da parà in testa a Simone è un’ipoteca sul suo futuro perché lo trasforma in simbolo che continua la «missione» del padre. Crescendo ne resterà schiacciato e non potrà uscirne perché gli adulti irresponsabili lo hanno caricato di un compito che è la sua condanna.

(continua…)

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 6, 41/51

20 settembre 2009

Nel Vangelo di questa domenica, secondo il rito ambrosiano, Gesù afferma: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”. Credo che Gesù abbia pronunciato queste parole fremendo di commozione. Il cielo indica l’idea a cui Gesù aveva votato se stesso. “Venga il tuo regno” ci ha insegnato a pregare. “Il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito”,(Rom 14,17), e alla venuta di questo regno Gesù aveva votato se stesso. Ora, Gesù si percepiva diventato pane vivo di ciò che credeva, sperava, e amava; pane vivo di giustizia, pace e gioia nello Spirito. Si sentiva diventato il pane dei suoi ideali. I suoi ideali, in lui, erano diventati pane profumato e sostanzioso. Come una madre diventa latte nutriente per il bimbo che ha partorito.

Le idee che restano in cielo e non diventano pane vivo si corrompono, soprattutto quelle religiose. Corrotte, diventano cattive e violente. Le idee vaganti, che non conoscono il peso del loro corpo, hanno riversato sull’umanità tante sciagure. Sono, io prete, pane vivo delle cose che predico? Se lo sono, mentre predico, le persone già hanno l’acquolina in bocca dei messaggi che io impartiscono loro, perché ne avvertono il profumo, come quando il fornaio apre il forno e il profumo del pane riempie l’atmosfera tutto attorno. E tu, politico, sei il pane profumato dei tuoi proclami elettorali? Dobbiamo riconoscere che nella nostra cultura occidentale il divario fra idee e vita reale, dopo tutto, lo troviamo anche interessante. Perfino possiamo provare disgusto qualora un ideale che ci allettava proprio perché soltanto puro ideale, all’improvviso decade in qualcosa alla portata della nostra mano.

(continua…)

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 3, 1 –13

13 settembre 2009

Tra i farisei incalliti nelle loro sicurezze, i quali quando i dubbi si affacciavano alla loro mente li respingevano via come clandestini fastidiosi e aggressori, ce n’era uno che invece che li lasciava entrare nella sua anima e si confrontava con loro. Al punto che era giunto a sentire più clandestine le vantate sicurezze, che i dubbi che gli circolavano nell’anima. Nicodemo – questo è il suo nome – una notte fece visita a Gesù ed esordì con delle lodi verso il maestro, ma Gesù non si curò del cerimoniale; anzi, subito pose il dito sulla cancrena della condotta farisaica. I farisei presumevano che la perfezione sia qualcosa che uno può raggiungere nel tempo e nello spazio: una perfezione raggiunta con l’osservanza di una serie di regole. Ovviamente ritenevano se stessi come i detentori di questa perfezione. Un proverbio giapponese molto citato dice: la rana del pozzo vive contenta perché non ha mai visto il mare (i kawazu umi wo shirazu). Chiunque si presume perfetto si rinchiude nella sua idea di perfezione e vi si fossilizza. La cancrena dei farisei era, quindi, quel loro profanare l’infinito con uno schema finito da loro confezionato, a cui davano il nome di osservanza biblica, culto del tempio, cultura del popolo eletto. Pensavano che Dio fosse il risultato dei loro ragionamenti, anziché il balzo oltre i loro ragionamenti. Pensavano che la pace fosse la quiete, anziché il cammino. Gesù mette il dito sulla cancrena dei farisei e dice: “Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Rinascere dall’alto corrisponde a mollare i propri bloccaggi e buttarsi nel vuoto. Queste parole di Gesù sono un inno sacro al mistero della morte: solo chi muore, non a qualcosa ma a tutto, rinasce.

(continua…)

sabato 19 settembre 2009

Villa Vangelo e Zen

inaugurazione

inaugurazione
  • 9.30 – accoglienza
  • 10.00 – riflessione: “dialogo interculturale e risveglio dello spirito”
    Mons. Dr. Francesco Fumagalli, Studi sull’Estremo Oriente, Accademia Ambrosiana
  • 10.50 – presentazione delle attività Vangelo e Zen
    p. Luciano Mazzocchi sx
  • 11.30 – saluti inaugurali
    Sindaco della città di Desio
    Console giapponese di Milano
    Jiso Forzani monaco Zen
    Mons. Armando Cattaneo vicario episcopale per la Zona di Monza
    p. Rino Benzoni, superiore generale dei Missionari Saveriani
    la preghiera al suono dell’arpa (Mikari)
  • 12.00 – sorseggiando tè giapponese e vino Malvasia con rispettivi dolci

pomeriggio di fraternità per chi può rimanere

  • 13.00 – proiezione del film On the footsteps of Francis Xavier, versione italiana (Francesco Saverio fu il primo occidentale e cristiano che condivise una profonda amicizia con un monaco dello Zen, l’abate Ninshitsu del monastero Zen Fukushōji di Kagoshima) e di alcuni documentari.
  • 15.00 – banchetto di sushi offerto da Yamasushi (Segrate)

E’ gradita un’offerta libera di partecipazione

Via Achille Grandi 41 Desio (20033) MB
Tel 0362.300350 – 338.1011101

N.B. Il mattino presto con chi viene dalla sera precedente (nel caso è necessario accordarsi per il pernottamento) e la sera con chi rimane, ci sarà la quotidiana pratica Vangelo e Zen


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