agosto 2009


lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 3,25 – 36

30 agosto 2009

La Chiesa di Milano segue il suo rito, chiamato ambrosiano perché fatto risalire a Sant’Ambrogio, fine secolo quarto. I vangeli che si leggono nelle messe domenicali differiscono da quelli letti nelle altre chiese e ciò può suscitare un certo malumore in chi riceve queste lettere che fanno riferimento a un vangelo che non è quello della messa domenicale della proprio parrocchia. Comunque è anche un vantaggio, nel senso che chi ha a cuore il vangelo della domenica, in questa lettera trova un ulteriore messaggio; inoltre il Vangelo è interessante anche se letto e meditato a spicchi, senza preoccuparsi di una sequenza logica, un po’ come ogni nostro oggi che non è mai il monotono risultato aritmetico di ciò che noi chiamiamo ieri.

Questa domenica il Vangelo ci proietta davanti agli occhi la figura di un uomo austero, di circa quarant’anni, cresciuto nel deserto probabilmente in una comunità di Esseni. Il suo nome è Giovanni. Da alcuni anni aveva lasciato le pratiche austere degli Esseni, gruppo fondamentali stico ebraico, e aveva fatto ritorno nella società. Aveva posto la sua tenda lungo la strada che costeggia il fiume Giordano, e ai passanti per lo più diretti a Gerusalemme, lanciava senza mezzi termini l’invito alla conversione. Per Giovanni la conversione consisteva in cambiamenti concreti e radicali nei comportamenti di vita. Reclamava fortemente la giustizia: “ Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha” (Lc 3,11) e smascherava l’ipocrisia dei farisei e sadducei che si fingevano convertiti attraverso cerimonie che non toccavano minimamente il loro stile di vita “Razza di vipere… Fate dunque frutti di conversione” (Gv 3,7). La figura di Giovanni aveva molto impressionato il popolo ebraico e Giuseppe Flavio, storico ebreo del I secolo, in Antichità Ebraiche scrisse molto di Giovanni, mentre su Gesù un solo accenno, per di più messo in dubbio da molti come inserito in seguito dai cristiani.

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Vangelo e Zen

Vangelo secondo Matteo 12,28-42

24 agosto 2009

Nel Vangelo di questa domenica (rito ambrosiano) Gesù afferma: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”.

Se tutto il Vangelo è “lieta notizia”, queste parole di Gesù sono “lietissima notizia”. Sì, perché l’umanità è avvilita e svigorita dalle tante paci false o finte. La spada che sradica le finzioni è verissimo Vangelo. La pace vera richiede il cambiamento interiore; quella falsa o finta si accontenta del cambiamento esteriore. La pace vera è conversione del cuore; quella falsa o finta è ritocco del trucco. La pace vera è come un albero che, rinvigorito dalle sue radici profonde, protende con leggerezza i rami nello spazio; la pace finta o falsa sta su solo perché tenuta su, è posa artificiale e pesante.

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Vangelo e Zen

Vangelo secondo Matteo 21,12-16

9 agosto 2009

Il Vangelo di questa domenica (secondo il rito ambrosiano) narra di Gesù che a colpi di frusta caccia i venditori di merce sacra nel tempio, pronunciando quelle forti parole: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera e voi ne avete fatto una spelonca di ladri”. Anzitutto il rammarico che fra i tantissimi santini che rappresentano Gesù col cuore in mano, oppure in mezzo alle pecore, o sulla croce, non ho mai trovato quella di Gesù con in mano la frusta. Forse perché anche quei santini sono a loro volta venduti nel tempio …

La riflessione che il Vangelo di Gesù con in mano la frusta impone è seria. In altre parole chiede: quando tu preghi o mediti, sei vero, oppure fai mercato? E siccome la religione è anima dei comportamenti, la domanda ricade sulla vita: Sei vero o mercanteggi? Un indice di risposta: Quando hai potuto fare qualcosa anche con sacrifici, ringrazi in pace o brami il battimani? Il fiore sboccia ugualmente bello sia nel tuo giardino come nella radura incolta.

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Vangelo e Zen

Vangelo secondo Marco 8,34-38

2 agosto 2009

Il Vangelo di questa domenica sembra rovinare la festa delle nostre vacanze. Finalmente un po’ di riposo e di divertimento! Ci auguriamo a vicenda, mentre affrettiamo i preparativi per il mare o la montagna. Ma il Vangelo di oggi ignora i nostri auguri e mette il bastone fra le ruote della nostra voglia di divertimento. Dice: “Chi vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Andare al mare con la croce sulle spalle? Oppure desistere dal desiderio di un po’ di divertimento?

Sceso dalla metropolitana a Porta Garibaldi, correvo per arrivare in tempo a prendere il treno per Desio. Un giovane impediva il passaggio chiedendo ai passanti l’elemosina. Gli lanciai un’occhiata di disapprovazione e continuai a correre, ma il treno mi salutò con un fischio proprio mentre salivo la scala della piattaforma. Il treno seguente partiva mezz’ora dopo e mi sedetti per riprendere fiato, quando mi ricordai del giovane dell’elemosina che avevo disapprovato o forse disprezzato mentre correvo a prendere, meglio a perdere il treno. Lo cercai e mi misi a parlare con lui. Mi raccontò di venire da Verona e che viveva nelle stazioni di Milano. Non volle più rimanere in casa – disse – perché il padre aveva maltrattato la madre e poi aveva preso in casa un’altra donna. Gli ho dato un’euro e ovviamente da prete gli ho fatto tutte le prediche del caso. Lunedì sera, tornato tardi da Parma, alla Stazione centrale di Milano attendevo l’ultimo treno per Desio. Era la mezzanotte passata ed ecco che Alessandro, il giovane di Verona, mi vide e venne a sedersi vicino. Subito gli ho detto che non gli avrei dato soldi e ripresi a fare le prediche. Vicino a noi stava facendo le sue manovre un addetto al carrello carichi scarichi della stazione. Guidava un giovane papà che col braccio sinistro proteggeva i suoi due bambini venuti a far compagnia al papà e seduti vicino a lui sul carrello. Una donna stava a guardare ed ad ascoltare le mie prediche ad Alessandro. Fu annunciata la prossima partenza del treno per Desio e mi alzai. Nel frattempo papà carrellista, i due aiutanti di 4 e 7 anni, e quella donna, la mamma, si accostarono e diedero ad Alessandro un panino e una cocacola appena comperati dalla rivendita automatica. La signora disse una sola frase ad Alessandro: “Se stai qui alla stazione la fidanzata non la trovi”. Parlava in un genuino accento napoletano.

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