febbraio 2009


  • Il tempo di digiunare e il tempo di non digiunare

Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiu­nano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

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Un caro saluto a tutti ricordando i prossimi incontri:

  • sabato 28 febbraio, con Giuliano Burbello (ore 8.30)

  • lunedi’ 2 marzo, con p.Luciano Mazzocchi (ore 17.30)

Presso la casa dei Missionari Comboniani, via S. Giovanni di Verdara 139, Padova
Portare il vangelo e il necessario per lo zazen (cuscino o plaid da ripiegare + stuoia o plaid da mettere per terra + calzini)

Giuliano e Maria

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  • La fede degli amici del paralitico

Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono illettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo su­bito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al pa­ralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – al­zati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lo­davano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

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lettera

Vangelo e Zen

22 febbraio 2009

dal Vangelo di Luca 18,9-14

Il brano odierno del Vangelo, conosciuto sotto il titolo di “Parabola del fariseo e del pubblicano”, è straordinariamente prezioso per intuire come il Vangelo ci plasma alla vita e all’esistenza; in altre parole per scoprire il carisma del Vangelo e della via cristiana. Gesù, chiaramente, sconfessa l’atteggiamento dei farisei che vivono con l’unico scopo di soddisfare la voglia di sentirsi e dirsi perfetti. In altre parole, Gesù non riconosce l’idea di perfezione dei farisei, né pensa che l’essere umano nasca per raggiungere una qualsiasi perfezione determinata, di cui si possa costruire uno stampo. Dirà un giorno: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”; ma, dice il Vangelo, “Dio, nessuno l’ha mai visto…” (Gv 1,18). Gesù sperimenta Dio all’interno dell’esperienza della indefinibilità e incommensurabilità di ciò che esiste, come il fondamento dell’essere-così di tutto ciò che esiste. Per Gesù, è la qualità di ciò che accade che gli dice Dio. Dio è, nell’esperienza di Gesù, l’ambiente infinito e incommensurabile della realtà. Dio è la paternità del divenire e il divenire è la figliolanza di Dio. L’ambiente attivato da questo rapporto di paternità e di figliolanza, nella teologia cristiana, è detto “creazione”. La comprensione di Dio come dinamismo della relazione, è la sconvolgente rivelazione sgorgata dall’esperienza di Gesù; comprensione che poi, superando se stessa, sfocia nell’ambiente dello Spirito Santo, dove paternità e figliolanza si superano maturando nell’amore, la relazione dove non c’è più soggezione condizionante, né di paternità né di figliolanza, ma tutto è gratuito e libero.

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lettera

Vangelo e Zen

15 febbraio 2009

dal Vangelo di Luca 7, 36-50

Endō Shūsaku, uno dei massimi scrittori del Giappone moderno (1923-1996) e cattolico, in un suo libro si chiede quale, nell’intera Bibbia, sia l’espressione che più direttamente e profondamente introduce nel cuore di Cristo e la riconosce in un versetto del Vangelo che si legge in questa domenica. Eccola: “Le sono perdonati i suoi molti peccati poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco” (Lc 7, 47). Per Endō Shūsaku sono le parole di Gesù più rivoluzionarie, più uniche, più carismatiche.

Simone, un fariseo cultore della perfezione, invita Gesù a mangiare a casa sua. Tutto compiaciuto della sua perfezione e innamorato della sua superiorità, quindi tutto ripiegato su di sé, non si accorge dei bisogni degli altri e nemmeno nota che l’ospite Gesù ha i piedi sporchi di polvere e il volto sudato. E’ allora che una prostituta di quella città entra nella sala e si accovaccia dietro a Gesù. Vede i suoi piedi impolverati e li lava con le sue lacrime, li asciuga coi suoi lunghi capelli, li profuma e li bacia. Allora Gesù, rivolgendosi a Simone che in cuor suo giudicava e condannava quella scena, dice le parole in cui Endō Shūsaku riconosce la chiave che introduce nel cuore cristiano.

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  • Col tocco della mano

Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmil». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimo­nianza per loro». E quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblica­mente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

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Pubblichiamo alcune foto scattate mercoledì scorso durante la presentazione al Circolo della Stampa dei 4 nuovi libri “Nel Tibet ignoto”, “L’ultimo missionario”, “Taiko” e “Il visto miracoloso”. Nelle foto p. Augusto Luca e p.Luciano Mazzocchi.

Presenziava il vice-console del Giappone che ha ringraziato gli autori e i presenti per questa iniziativa culturale a nome del suo paese.

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