marzo 2008
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lun, 31 mar 2008
Scritto da Pierinux in
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Al pensiero di uno dei grandi maestri della nostra epoca, è dedicato il recente saggio di Paulo Barone «Spensierarsi». Inedite costellazioni, utili per orientarsi tra le destabilizzanti «formule» del filosofo
ALBERTO GHIDINI

Educare lo sguardo a una nuova innocenza, sembra essere la sfida più urgente nell’illuminismo spettacolare e tecnoscientifico della postmodernità. Impresa non da poco se si pensa che oggi la rete globale dell’informazione «si incarna nell’occhio», come scriveva Ivan Illich, riducendo la visione, la stessa capacità di sentire, a una forma di scanning. La posta in gioco è una trasformazione radicale del nostro modo di vedere: agli occhi viene chiesto di assumere una «funzione ricettiva estrema», in grado di avviare un sistema di avvistamento auricolare della realtà materiale, umana e divina, in una parola sola cosmoteandrica. Questa espressione ci proietta direttamente nella filosofia di Raimon Panikkar, al quale Paulo Barone ha dedicato il suo saggio Spensierarsi. Raimon Panikkar e la macchina per cinguettare (Diabasis, pp. 117, euro 13), che prende il sottotitolo da Die Zwitscher Maschine, opera di Paul Klee degli anni ‘20 in cui, su un fondale olio e acquerello di colori stinti, estenuati, «e perciò – osserva lo stesso Barone – continuamente variabile», appare un bizzarro congegno a manovella concepito per riprodurre il cinguettio degli uccelli.
Nel libro la minuscola e singolare macchina di Klee diventa un ritornello ispiratore, un talismano che Barone attiva per accompagnare il lettore nell’incontro con questo maestro della nostra epoca, «ponte vivente» tra Oriente e Occidente, tra diverse tradizioni di pensiero – cristianesimo, buddhismo, hinduismo – instancabile viaggiatore leggero, alla Langer, attraversatore di confini tra sapere scientifico e cultura umanistica. La complessa, lampeggiante, visione del mondo secondo Panikkar – del quale presso Jaca Book è in preparazione l’Opera Omnia – ci viene presentata da Barone attraverso un raffinato intreccio di riferimenti testuali relativi tanto alla sua vasta e poliedrica produzione, quanto a una piccola famiglia filosofica e letteraria di amici che ad essa offre l’ambientazione ideale: da Wittgenstein a Benjamin a Deleuze, ma anche Canetti, Kafka, Leopardi.
(continua…)
sab, 29 mar 2008
alitò su di loro
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il Sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono a vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.» Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
(continua…)
ven, 28 mar 2008
P.Agostino Rota Martir, nostra vecchia conoscenza, ci spedisce alcune foto del posto in cui vive. Credo che non occorra commentarle, solo guardarle e riflettere.
Questa é la foto di una famiglia che vive a qualche centinaio di metri dalla nostra casa, nella ‘baixada’ (‘bassa’) dove ci sono molte case-palafitte, costruite sopra un fiumiciattolo completamente inquinato…. Le condizioni di vita di queste famiglie sono veramente tristi… Di notte fa freddo anche perché il pavimento é fatto da assi di legno, con grosse fessure, per cui dormono poco sopra l’acqua…
Non vi dico il freddo che fa…
p.Agostino
sab, 22 mar 2008
Rabbunì!
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!” Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.
Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so ove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora voltasi verso di lui, gli disse in ebraico: .«Rabbunì!», che significa: maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.
(continua…)
mer, 19 mar 2008
Carissimi, dal profondo del cuore l’augurio più sincero di una santa Pasqua. Festa che suscita stupore, perché festeggia la vita inseparabile dalla morte e la morte inseparabile dalla vita. Festeggia l’intima natura dell’esistenza quale Pasqua, passaggio.
In questi giorni madre Natura ci regala la sua testimonianza della Pasqua, la primavera, quasi a incoraggiare ogni uomo e donna che lungo la via della croce dell’esistenza semina e coltiva la speranza. I due alberi di magnolia giapponese, uno dal fiore bianco e uno purpureo, che rallegrano le due aiuole dietro il Duomo di Milano, in questi giorni hanno incantato file e file di passanti che, per alcuni minuti, si sono dimenticati che avevano fretta.
La Pasqua, il Passaggio, è la festa della speranza proprio perché celebra che l’intima natura dell’esistenza non è il possesso, né l’autoaffermazione, ma la gratuità. La meta della vita non è il raggiungimento di un paradiso individuale, ma è il battesimo nella comunione della vita eterna. Ognuno è se stesso, essendo dono, comunione, armonia, perdono, sacrificio, pace. Con il pensiero facciamo visita a ogni luogo dove situazioni irrigidite rifiutano di morire e impediscono alla vita di risorgere nuova.
Una visita particolare al popolo del Tibet.
La Cappellania giapponese di Milano nel giorno di Pasqua celebra il battesimo di alcuni adulti giapponesi che da anni chiedono il sacramento della rinascita nell’acqua e nello Spirito! Nella madre Natura e nell’Anima universale di Dio! E lì, come una goccia, scorrere nella corrente della carità che tutto sostiene. OMEDETO! E’ l’augurio giapponese di queste occasioni, e significa letteralmente: la gemma (della grazia che è in te) si dischiude!
La Pasqua di Gesù avvenne la domenica all’alba e ciò consacrò la domenica come il giorno della gratuità. Domenica, ossia Dies Domini, è appunto il “dì del Signore”. Molti oggi preferiscono l’espressione inglese: weekend, ossia fine settimana. Nell’era del profitto, il giorno di riposo dal lavoro è interpretato come il tempo in cui uno deve disbrigare le tante incombenze che la vita ha accumulato durante la settimana dedicata al lavoro. Il giorno di riposo come ripostiglio degli impegni estranei al lavoro. Quindi: weekend”!
Risvegliamo la memoria che la nostra qualità più intima non è il raggiungimento di qualcosa di fuori di noi, ma è lo splendore di ciò che nel profondo siamo. Allora, la Domenica, pellegriniamo alla nostra dignità e facciamone esperienza! Morendo e risorgendo con Cristo. A Gesù un grazie affettuosissimo per averci indicato che la nostra dignità è l’amore: essere amati gratuitamente e amare gratuitamente. Come Dio! Una santa Pasqua!
padre Luciano
dom, 16 mar 2008
INCONTRO DI PRATICA RELIGIOSA
Ritirarsi per un tempo dalle attività abituali stare ciascuno con se stesso insieme con altri amici di fronte al mistero di esistere ascoltando il silenzio dello zazen e la parola del vangelo.
dalle ore 13 di sab. 5 alle ore 20 di dom. 6 aprile
in un antico monastero francescano sulle colline toscane a pochi chilometri da Firenze.
orario indicativo del ritiro
sabato
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Ore 13 pranzo
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Ore 15 introduzione
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Ore 16.30 tre sedute di zazen
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Ore 18.30 meditazione su un brano dello zen
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Ore 19.30 cena
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Ore 20.30 due sedute di zazen
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Ore 21.45 riposo
domenica
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Ore 6 sveglia
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Ore 6.30 due sedute di zazen
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Ore 7.45 colazione
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Ore 8.30 lodi
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Ore 9 meditazione su un brano dello zen
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Ore 10 camminata silenziosa nel bosco
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Ore 11 zazen
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Ore 12 pranzo
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Ore 13.30 lettura di brani del vangelo
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Ore 14 meditazione su un passo del vangelo
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Ore 15 camminata silenziosa nel bosco
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Ore 16.30 condivisione
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Ore 17.30 eucaristia e incontro con padre Luciano
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Ore 20 fine del ritiro
N.B. Portare abiti caldi e comodi, lenzuola, federa o sacco a pelo.
Il contributo economico per la partecipazione al ritiro è di Euro 70.00 .
Vi invitiamo a dare la vostra conferma in tempo utile affinché possiamo
Organizzare il tutto in modo efficace e sereno.
Per informazioni fate riferimento a Marcella tel. 3200894058 e a Giovanni
tel. 3337032255.
sab, 15 mar 2008
Domenica di Passione
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un`asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito”. Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un`asina,
con un puledro figlio di bestia da soma.
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l`asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!
Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: “Chi è costui?”. E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea”.
(continua…)
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