- Il giornale giapponese YOMIURI , 14 milioni di copie quotidiane e forse il giornale più diffuso del modo, in data 8 febbraio pubblica il titolo ZAZEN DE SHUUGYOU KATORIKKU, ossia CON LO ZAZEN LA PRATICA CATTOLICA. L’articolista parla di questa nostra storia. Nonostante non poche imprecisioni, avrà trasmesso a un certo numero di quei 14 milioni che acquistano ogni giorno il giornale YOMIURI un richiamo di fraternità universale. Tuttavia, proprio l’8 febbraio il governo giapponese ha eseguito tre esecuzioni capitali, non ostante la moratoria dell’ONU.
- 23-24 febbraio: questo fine settimana registra la venuta alla nostra casa per la pratica Vangelo e Zen e in nome dell’amicizia di due care famiglie, la famiglia Lari da Bologna e Licciulli da Brindisi, Benvenuti! Tanti saluti p. Luciano
febbraio 2008
gio, 21 feb 2008
lun, 18 feb 2008
Dopo varie sollecitazioni, sento il dovere di esternare il mio pensiero su aborto ed eutanasia. Comincio da una premessa: per me l’unica “morale” che può così chiamarsi è quella universale, radicata nell’imperativo morale che l’uomo sperimenta dentro di sé, e non dall’appartenenza religiosa. Ciò che è specifico di una religione, è prescrizione religiosa, ma non la morale. Quindi rifiuto ogni dicitura quale morale cattolica o buddista. Qualcuno può pensare che ciò sia solo un giro di parole, perché io sono cattolico e prete. Ma il mio essere cattolico e prete non è affatto il mio punto di partenza o il mio criterio di riferimento; è semplicemente la modalità in cui si esprime in me il mio essere vivente. Parlando di morale, per me l’unico ambito è quello di essere vivente umano, nientemeno come chi non è cattolico né prete.
L’aborto e l’eutanasia sono avvenimenti e comportamenti dell’ambito della vita. Per riconoscere l’etica da seguire, sto davanti alla vita e mi lascio interrogare. La vita è grande: quindi ascolto cosa dicono gli altri, anche loro come fenomeni della vita, ma è dalla mia coscienza che, quando tutto tace, mi è indicata la via. So che la mia coscienza ha un fondo profondo: quindi devo continuare ad interrogarmi e ad ascoltare.
dom, 17 feb 2008
L’umanità nel dolore del parto, aspettando un mondo nuovo
Scritto da Pierinux in TestimonianzeNessun Commento
Chiunque, ma soprattutto chi è cattolico, soffre davanti a certi comportamenti di persone che si dicono cristiane. Sconvolgente il comportamento di Clemente Mastella, capo di un partito che si fregia di un campanile come simbolo, e le sue affettuosissime telefonate ad alti prelati. Grazie a Dio, ripeto “GRAZIE A DIO“, nella chiesa ci sono persone vere. Dal telegiornale ho appreso che il vescovo di Caserta indica come cammino di quaresima l’educazione alla raccolta differenziata dei rifiuti. Ora un amico mi ha trasmesso il discorso dello stesso vescovo in occasione della domenica della vita (la prima di febbraio). Come prete, ho l’onore di girarlo anche a te. Ciao.
p. Luciano
L’UMANITÀ NEL DOLORE DEL PARTO, ASPETTANDO UN MONDO NUOVO. IL MESSAGGIO DI MONS. NOGARO PER LA GIORNATA DELLA VITA
DOC-1959. CASERTA-ADISTA.
La vita ha molteplici forme e gli attentati alla vita hanno tante facce, non solo quelle dell’aborto e dell’eutanasia: “Inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie, esplosioni di violenza, forme di intolleranza, legittimazione di egoismi sempre più esasperati, pratica abituale della guerra, lacerazioni del creato”. “Cupi scenari” che inducono molti uomini di scienza e di pensiero ad ipotizzare “la possibile estinzione della specie umana”. Eppure “l’ultima parola non è la morte”, bensì la risurrezione, che non è “la rianimazione di un cadavere, ma la piena realizzazione delle potenzialità dell’essere umano”.
sab, 16 feb 2008
Riprendiamo la pubblicazione del Vangelo della settimana con la traduzione del commento disponibile nella versione giapponese (2月17日2008年-四旬節第2日曜日) in queste pagine (è necessario il supporto per le lingue orientali per il vostro sistema operativo).
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
sab, 16 feb 2008
Settimana, questa, resa bella dal dono dell’ospitalità: un giovane camaldolese, una giornalista di Repubblica, e Stefania e la sorella Mercedes da Roma, una persona nuova sempre da Roma. Benvenuti!
La pausa a Galgagnano (9-10 febbraio) ha visto la partecipazione di 11 persone. Alla mattina presto, i campi argentei di brina.
Nella seconda metà di febbraio la vite, gli alberi da frutta e le siepi della nostra casa di Galgagnano attendono il servizio della potatura. Potremmo andare domenica 2 marzo pomeriggio e dare il nostro contributo. Vieni anche tu? Un colpo di telefono e tutto è fatto…
gio, 14 feb 2008
UN LAMA TIBETANO CAPPUCCINO fra Orazio Olivieri da Pennabilli (della Penna) che i tibetani chiamavano “Lama testa bianca”
- “La scoperta e il rispetto dell’altro”

Il 15 giugno 1994 il Dalai Lama Tenzin Gyatso fu a Pennabilli a ricordare il cappuccino fra Orazio della Penna nel 250° della morte. Un evento eccezionale, che testimonia il valore sociale e culturale della presenza dei missionari cappuccini nel lontano paese dell’oriente, che la Chiesa cattolica tentò di evangelizzare agli inizi del ‘700. Francesco Orazio Olivieri nacque di nobili origini a Pennabilli nel 1680. Soltanto terminati gli studi entrò in convento a Pietrarubbia, facendosi cappuccino. In quegli anni la Chiesa di Roma aveva deciso di istituire una missione in Tibet, affidandola alla cura dei cappuccini della Marca. L’esperienza durò pochi anni per difficoltà sia di inserimento nel tessuto sociale tibetano sia per mancanza di mezzi. Nel 1712 venne inviata una nuova missione. Della piccola comitiva di frati faceva parte anche il nostro Orazio, che, partito nell’autunno del 1712, arrivò quattro anni dopo nella capitale Llhasa dove, ottenuto il placet delle autorità, si stabilì nel grande monastero buddista di Sera, centro culturale nel quale studiò la lingua, la cultura, gli usi tibetani. Fra Orazio apprese perfettamente la lingua tanto da pubblicare nel 1732 il primo dizionario tibetano-italiano con ben 33.000 vocaboli, un testo rimasto unico per secoli. In buoni rapporti con i monaci, con lo stesso Dalai Lama e con il Reggente, padre Orazio (“Lama testa bianca” come lo chiamavano affettuosamente i locali) e gli altri cappuccini operarono al servizio della gente del posto, soprattutto praticando la medicina. Tale attività insieme alla mitezza dei comportamenti procurano loro l’affetto della gente: “voi che siete venuti da molto lontano con la mentalità che non è rivolta a cibo, guadagno, fama, donne e sostentamento, siete stati utili a molte creature” è scritto in una corrispondenza con il Reggente. La missione aveva però bisogno di aiuti e finanziamenti, motivo per il quale fra Orazio tornò a Roma dove, nel 1736, ottenne denaro e strutture (addirittura una stamperia con caratteri tibetani). Nel 1738 riprese la via dell’oriente insieme a tre confratelli, e il 6 gennaio 1741 fu finalmente di nuovo a Llhasa. Dal Dalai Lama e dal Reggente, ai quali consegnò una lettera e ricchi doni del Papa, ottenne di mantenere la missione e di esercitare liberamente azione evangelizzatrice e di proselitismo. L’ospizio funzionò sempre di più, la stamperia produsse opuscoli e interventi a favore della chiesa cattolica ma anche traduzioni di testi tibetani. Sembrava che la presenza dei frati continuasse in un clima di grande serenità, ma la disobbedienza di alcuni convertiti in alcuni obblighi verso lo stato (non dimentichiamo la netta convergenza esistente in Tibet fra stato e religione) portò la missione ad essere vista come nemico del popolo tibetano. Nonostante il prestigio di Orazio, i frati vennero sempre più evitati sino alla drastica decisione di chiudere e distruggere a furor di popolo la piccola missione il 20 aprile 1745. I cappuccini ripararono nel vicino Nepal, nella missione di Patan. Qui, scorato e vinto, fra Orazio della Penna si spense poco dopo, il 20 luglio 1745.
- Lettera del VII° Dalai Lama
al Padre Orazio Olivieri da Pennabilli 23 luglio 1733
“Non poco e stato il piacere e la consolazione che ci ha dato la tua lettera, la notizia della tua buona salute e la sciarpa che ci hai inviato o Lama Orazio che possiedi tutte le virtù e un cuore d’oro. Noi siamo in buona salute e sentiamo un grande dispiacere leggendo la tua lettera perché ci ricorda una volta ancora che hai lasciato il nostro regno; ma bada a te stesso ed al tuo viaggio e ricorda che il nostro cuore è unito al tuo. Abbiamo aiutato in tutte le cose il tuo compagno Giovacchino. Sebbene tu vada molto lontano nella tua terra non dimenticarti mai di noi. Stanno impressi nel nostro cuore tutti i discorsi che ci hai fatto con grande amore della tua religione e la lettura del tuo libro ci ha dato grande soddisfazione”.
mer, 13 feb 2008
Causa trasloco del webmaster con smarrimento (speriamo temporaneo) dei libri con i vangeli commentati, da domenica scorsa non siamo in grado di caricare settimanalmente i commenti ai vangeli. Speriamo di poter riprendere quanto prima questa attività che continuava ininterrotta da 2 anni.




The Morning Star
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