Obbedienza e libertà in famiglia
I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici’ anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo lo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole.
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
(continua…)
Enrica Borsari ci comunica che è stata fissata la data del tradizionale incontro di inizio anno:
Padre Luciano verrà dunque a trovarci la sera del 5 gennaio 2007 sul tema:
LA GIOIA DI VIVERE
l’incontro, e la mia casa, è aperto a tutti, l’incontro si tiene a casa mia a INZAGO in via balconi 15 alle ore 20.45.
Ti allego una poesia di padre David Maria Turoldo.
Tu non sai cosa sia la notte
sulla montagna
essere soli come la luna;
né come sia dolce il colloquio
e l’attesa di qualcuno
mentre il vento appena vibra
alla porta socchiusa della cella.
Tu non sai cosa sia il silenzio
né la gioia dell’usignolo
che canta, da solo, nella notte;
quanto beata è la gratuità,
il non appartenersi
ed essere solo
ed essere di tutti,
e nessuno lo sa o ti crede.
Tu non sai come spunta una gemma
a primavera, e come un fiore
parla a un altro fiore
e come un sospiro è udito dalle stelle.
E poi ancora il silenzio
e la vertigine dei pensieri,
e poi nessun pensiero
nella lunga notte,
ma solo gioia
pienezza di gioia
d’abbracciare la terra intera;
e di pregare e cantare
ma dentro, in silenzio.
Tu non sai questa voglia
di danzare solo nella notte
dentro la chiesa, tua nave sul mare.
E la quiete dell’anima
e la discesa nelle profondità,
e sentirti morire
di gioia nella notte.
Questa poesia di David Maria Turoldo è tratta dalla cartella di poesie e grafiche “Uomo del mio tempo” edita nel Dicembre 1992 in occasione della mostra: Uomo del mio tempo – omaggio a David M. Turoldo in collaborazione con il Centro di studi ecumenici di Fontanella e patrocinata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Bergamo.
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Rorate coeli
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Pioveva pioveva
di primo mattino
nel giorno di festa
gocce rade bagnavano
i marciapiedi d’asfalto
e la città era come
una conchiglia sonnolenta
emersa da un fondale marino
Pioveva pioveva
sulla città di mare
sulla baia e sul porto deserto
piovevan le lacrime amare
e i dolori di un anno trascorso
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piovevano come stelle cadenti
schegge e scintille roventi
piovevano chiodi e bulloni
pistole e chiavi di prigioni
piovevano a miriadi parole
ingannevoli e dannose
E a tutto questo frammisto
non riconosciuto
non visto
un Dio fattosi carne
pioveva dall’alto
nascosto
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Gianni Gasparini
(Poesia per Natale, ricordando il canto liturgico d’Avvento ‘Rorate coeli‘)
Un gioioso Natale e un felice Anno Nuovo
Agli auguri per le festività natalizie aggiungo alcune informazioni e note:
Il 13 gennaio 2007, ore 20:30, presso la Cripta dell’Istituto Franciscanum, in Via Callegari, 11, BRESCIA, abbiamo la possibilità di applaudire le artiste giapponesi
- Mikako Hon’ya (Ocarina)
- Noriko Omura (Arpa)
in un CONCERTO unico nel suo genere.
Vi invito a condurre con voi anche i vostri amici. L’ingresso è gratuito.
Durante la cena del bonenkai di sabato scorso (a proposito un grazie, per la gioia di esserci trovati insieme, alle numerose persone presenti, nonostante il maltempo e le bizze delle ferrovie!) abbiamo parlato brevemente del futuro viaggio turistico-culturale in Giappone. Nell’allegato ci sono in prima bozza alcune brevi note preliminari sulle modalità di svolgimento: chi è interessato può contattare al più presto l’indirizzo sottostante.
Arrivederci e auguri di nuovo
Rosario Manisera
Club Giappone-Italia Brescia
www.giappone-italia.it
E-mail: club@giappone-italia.it
Tel & Fax +39 030 2305952
Chi mi parlerà sottovoce di Dio?
E’ la domanda che una bambina fece al suo parroco, lasciandolo sorpreso e senza parola…quel “sottovoce” colpisce anche me e richiede tanta attenzione e coraggio: non sempre è facile spogliarci delle nostre pretese, sicurezze che spesso finiscono con l’appesantire Dio stesso, rivestendolo delle nostre corazze religiose, dei nostri orgogli spirituali…impedendo a Dio di manifestare il suo volto di Padre, la sua tenerezza, la sua compassione.
Oggi spesse volte, soprattutto noi preti e religiosi siamo convinti che alzando forte la nostra voce, riusciamo a farci sentire di più, credendo di fare un buon servizio per la causa di Dio, di fronte ad un mondo che si intestardisce ad escludere Dio dal suo orizzonte…
- Chi mi parlerà sottovoce di Dio?
Forse Dio anche oggi cerca di parlarci sottovoce, ma ci vede così indaffarati a difenderlo che teme di disturbarci troppo nella nostra missione…
Lui sa che una parola detta sottovoce può raggiungere più facilmente le profondità dei nostri cuori, se riusciamo a tenerli aperti e sensibili.
“Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontarono.” (Lc. 2,18)
Questi pastori, gente poco ben vista per la loro attività, ai margini della società diventano i portavoce del messaggio di Dio…non vengono scelti i sacerdoti del tempio, o qualche scriba incaricato a far valere la Legge di Dio in terra d’Israele, ma dei “fuori luogo” che si dimostrano capaci di leggere e interpretare le indicazioni degli angeli e quindi degni di raccontare e suscitare meraviglia tra coloro che li ascoltano.
E’ vero, Dio quando si impegna a fare qualcosa si affida a chi sta fuori, a differenza della società che quando progetta qualcosa spesso crea ulteriori esclusioni… o cerca di tenere sotto controllo i “fuori luogo”, spesso visti come una minaccia o un degrado agli occhi dei benpensanti.
Quando ci rivolgiamo a loro alziamo la voce per far valere le nostre ragioni, per rimarcare i loro difetti e carenze, oppure li ammoniamo con le nostre prediche, insegnamenti, correzioni…dopotutto noi siamo i “buoni”, i depositari di verità o di civiltà e sono loro che ci devono ascoltare!
Facciamo fatica a credere che lo Spirito possa visitare e rivelare qualcosa al di fuori di noi, dei nostri “luoghi comuni” o addirittura … senza di noi.
Metterci in sintonia per riuscire ancora a meravigliarci dei loro racconti, e leggere l’azione di Dio dentro la nostra storia, vuol dire abbandonare tante nostre pretese, abbassando i toni delle nostre certezze.
Eppure:
“ Dio ha scelto nel mondo ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa gloriarsi davanti a Dio.”
(1 Cor.1, 27-28)
Il Dio di Gesù non si mette i guanti per timore di contaminarsi venendo a contatto con il nostro mondo, non sempre ascolta le precauzioni dei dotti e dei sapienti, gli inviti a mantenere le dovute distanze per salvaguardare la propria Santità… si fa carne per assaporare la compagnia di ogni uomo, per scoprire e ricostruire in ogni volto l’immagine originale di Dio.
Attraverso il Mistero dell’Incarnazione Dio sceglie di entrare nella nostra storia con passo silenzioso, sottovoce, normale proprio come ogni essere umano, sceglie la via dell’ordinarietà e non quella della spettacolarità, alla quale noi non poche volte come Chiesa di Cristo ci mostriamo sensibili e plaudenti.
Gesù, il Figlio di Dio nasce sottovoce, lungo la strada, fuori della città di Betlem, la casa del pane, semplice villaggio ai margini dell’Impero e della terra santa d’Israele, cercato e trovato da semplici pastori, dopo aver raccolto quella voce degli angeli, ben strana alle loro orecchie e lasciate le loro greggi cercano l’Atteso delle genti, là in qualche riparo d’emergenza, come anticipo di quella che sarà la sua missione tra gli uomini: pellegrino di Dio della marginalità, pagina vivente di quelle Beatitudini che un giorno rivelerà a tutti in cima ad una montagna.
Con quali parole Augurare un Buon Natale?
“Che Dio mangi il tuo pane”, è la benedizione che una donna Rom mi rivolse ad un semaforo della città, sono parole cariche di bontà e di Pace:
Dio e ogni persona possano incontrarsi nello spezzare insieme il pane dell’amicizia.
Ciao, p.Agostino
Coltano, campo Rom, 21 dic.2006