settembre 2006


TV: BULGARELLI (VERDI) PRESENTA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU “ISOLA DEI FAMOSI”.

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“La denuncia dell’organizzazione Ofraneh, che rappresenta gli abitanti dell’arcipelago dell’Honduras dove quest’anno è approdato il carrozzone dell’ ‘Isola dei Famosi’, lascia veramente indignati: è inconcepibile che per allestire il reality gli abitanti del luogo siano stati espropriati della loro isola e ai pescatori sia stata proibita la pesca, unica fonte di sostentamento della comunità”. Così il senatore dei “Verdi-Insieme con l’Unione” Mauro Bulgarelli, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Ha ragione Ofraneh a definire vergognoso il comportamento della televisione italiana, la quale, nel timore che qualche pescatore possa rovinare con la sua presenza le inquadrature dei finti naufraghi, impedisce la pesca nelle acque dell’isola. Non solo: secondo la denuncia degli abitanti di Chachahuate, gravissimi danni sarebbero arrecati all’ambiente dalla troupe, che avrebbe steso persino un cavo elettrico subacqueo per alimentare le apparecchiature in uno dei siti dove una tartaruga a rischio di estinzione depone le sue uova. Chi risarcirà la popolazione per i danni derivanti dal divieto di pesca e per le ferite inferte all’ecosistema? Già la scelta di organizzare il reality in Honduras -continua il senatore dei Verdi- è molto grave, essendo questo paese tristemente noto per gli squadroni della morte che scorazzano impuniti (oltre 3000 morti negli ultimi otto anni) e per i diritti civili sistematicamente violati. Ora si aggiunge questo vero e proprio sopruso ai danni degli abitanti dell’arcipelago. Ho chiesto pertanto nell’interrogazione che sia immediatamente rimosso il divieto di pesca imposto dalla produzione e che sia dato spazio nel corso della trasmissione alle ragioni della popolazione -conclude Bulgarelli-, pena lo stop al programma”.

Roma 22/09/06

=============================================================================================================================== Interrogazione a risposta scritta

Al ministro degli affari esteri Al ministro delle comunicazioni

Premesso che:

come riportato da alcuni quotidiani in data 22 settembre 2006, l’organizzazione Ofraneh (Organisacion Fraternal Negra de Honduras), rappresentante gli abitanti del Cayos Cochinos, l’arcipelago dell’Honduras comprendente l’isola di Cayo Palma, sede quest’anno del reality show della RAI “L’Isola dei famosi”, ha protestato vibratamente per il comportamento della troupe del programma; in data 16 settembre 2006, infatti, in concomitanza con l’inizio dello show, Adrian Oviedo, presidente della Fondazione Cayos Cochinos, che gestisce l’area in collaborazione con il WWF, sarebbe sbarcato a Chachahuate, villaggio di pescatori anch’esso facente parte dell’arcipelago, intimando espressamente alla popolazione di non avvicinarsi all’isola dove si sta girando il reality; il divieto sarebbe motivato dal timore della produzione che i pescatori, che frequentano abitualmente le acque dell’isola per la pesca, possano turbare con la loro presenza le riprese del programma;

la produzione dell’ “Isola dei famosi”, inoltre, starebbe provocando gravi danni all’ambiente per la realizzazione del programma; in particolare, avrebbe steso un cavo elettrico subacqueo per alimentare le apparecchiature della troupe in un sito marino dove una specie di tartaruga in via di estinzione depone le uova;

oltre a ciò, la popolazione locale è preoccupata per l’aumento di un turismo di massa, non rispettoso della natura, che potrebbe verificarsi in seguito alla indesiderata pubblicità data all’isola dal programma; si fa presente che già oggi il turismo nella zona è gestito da una fondazione privata che riscuote una tariffa per l’ingresso nell’arcipelago, senza che alla comunità locale sia riservata alcuna percentuale sulle entrate;

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire affinché la produzione RAI rimuova immediatamente il divieto di pesca imposto ai pescatori locali e qualsiasi attrezzatura tecnica che possa determinare pregiudizio all’ecosistema;

se il ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare la produzione del reality affinché conceda spazio adeguato, all’interno del programma, alle giuste ragioni della popolazione locale e, qualora ciò non avvenisse, non ritenga doveroso disporre la sospensione del programma.

Roma, 22/09/06

Pubblicato su: “Rivista di Teologia Morale”, 114, aprile-giugno 1997

  • SULLA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA (Buddismo e Cristianesimo)

Andrea BONAZZI

“che ci sia entusiasmo nel mondo, e luce sugli uomini” [1]

L‘umanità vive oggi un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da profondi e rapidi cambiamenti che progressivamente si estendono all’intero universo. Provocati dall’intelligenza dell’uomo, questi cambiamenti si ripercuotono sullo stesso uomo, sui suoi giudizi e desideri individuali e collettivi, sul suo modo di pensare e agire sia nei confronti delle cose che degli uomini. Possiamo cosi parlare di una vera e propria trasformazione sociale e culturale che ha i suoi riflessi anche sulla vita religiosa.

Mai il genere umano ha avuto a disposizione tante ricchezze, possibilità di sviluppo economico, e tuttavia una grande parte degli uomini è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria, mentre molti gruppi sono ancora interamente analfabeti. Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso cosi acuto della libertà, mentre si affermano nuove forme di schiavitù sociale e psichica. E mentre il mondo avverte una forte esigenza di unità, e la mutua interdipendenza dei singoli e dei popoli in una necessaria solidarietà, viene spinto violentemente, da forze tra loro contrastanti, in direzioni opposte. Infatti permangono ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali e ideologici, né è scomparso il pericolo di una guerra totale capace di annientare il mondo. Aumenta lo scambio di idee, ma le stesse parole con cui si esprimono i più importanti concetti (per esempio i diritti umani) assumono nelle diverse ideologie significati assai diversi. E infine, con ogni sforzo si vuole costruire un ordine temporale più perfetto, senza che cammini di pari passo il progresso spirituale.

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farsi piccoli e portare la croce

Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio del­l’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccide­ranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà». Essi perònon comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Allora, se­dutosi; chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuoi essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: «Chi accoglie uno di questi bam­bini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

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E’ disponibile in formato PDF il nuovo

PROGRAMMA SETTIMANALE

delle attività del Centro di Milano della Stella del Mattino.

l’interrogativo di fondo e la croce

Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Fi­glio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli an­ziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuoi venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi se­gua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi per­derà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della pro­pria anima?

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non udire e non parlare

Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apritil». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti».

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il retto comportamento

Allora si riunirono attorno a Lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da GerusaLemme. A vendo visto che aLcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non Lavate – i farisei infatti e tutti i giu­dei non mangiano se non si sonolLavate Le mani fino aL gomito, atte­nendosi alla tradizione degli antichi, e tornando daL mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come Lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo La tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Ed egli rispose Loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le lab­bra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate La tradizione de­gli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eLudere il co­mandamento di Dio, per osservare La vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la ma­dre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara aL padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e La madre, an­nullando così La paroLa di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa conta­minarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli Lo interroga­rono sul significato di quella parabola. E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì conta­mina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupi­digie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e con­taminano l’uomo»

(continua…)

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