agosto 2006


tu sei il Santo di Dio

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? É lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Rispose Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici.

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Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

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Ciao padre Luciano, inoltro il testo di una relazione di padre Dufour, tenuta il 3 Giugno a san Gregorio al Celio. (www.camaldolesiromani.it)

Ho acquistato il suo ultimo libro e, leggendolo, vengo fatto destinatario della empatia profonda tra Oriente ed Occidente

grazie Giandiego

(segue la riflessione, disponibile anche qui in PDF)

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io sono il pane della vita

Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

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E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza». Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò da­vanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Que­sti è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi at­torno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risusci­tato dai morti.

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  • Ricordando Hiroshima, piantumazione di un “Aoghiri” nel giardino del Museo di S. Giulia – Brescia
Aogiri - Firmiana Platanifolia di Hiroshima 1945

Dopo l’esaltante tournée artistica in Giappone, che ci ha tenuti occupati nel Paese del Sol Levante durante le ultime due settimane insieme all’Orchestra C.&M. Terroni di Brescia (cfr. allegato pdf), c’è un appuntamento di diverso genere, sempre collegato al Giappone, che costituisce un invito a riflettere sul grido scolpito nel Parco della pace a Hiroshima: “Abbiamo capito! Non ripeteremo mai più lo stesso errore!” Mai più la guerra, quindi, ma purtroppo…

  • Domenica prossima, 6 agosto, alle ore 8:15 (ora dello scoppio della bomba atomica del 1945)
  • Appuntamento, per “non dimenticare”, presso il Giardino del Museo di S. Giulia, angolo vicino a Via Piamarta
  • Piantumazione, vicino alla pianta del kaki di Nagasaki, di un “Aoghiri” (Firmiana platanifolia), il cui genitore fu colpito dalle radiazioni atomiche e si trova ancora vivo nel parco di Hiroshima.
  • Presenza e saluto di Tanaka Shozo, sopravvissuto al bombardamento atomico del 6 agosto 1945, che offre a Brescia anche la piantina di Hiroshima.

Arrivederci allora alle 8:15 di domenica.

Rosario Manisera