Spin doctors


Uno sguardo dal ponte

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Pubblichiamo una lettera inizialmente concepita per non essere diffusa fuori dagli ambienti istituzionali del Soto Zen. Dopo approfondita ponderazione abbiamo invece deciso di renderla pubblica. Pensiamo che alcuni aspetti del suo contenuto possano essere di chiarimento per coloro che hanno rapporti con lo Zen in quanto istituzione o abbiano, a vario titolo, interesse ai meccanismi in base ai quali si preparano e si certificano i monaci zen nella scuola Soto

Here, in English

Alla c. a. del Direttore
Ufficio Europeo del Soto Zen,
Parigi.

Come gentilmente richiesto nella lettera d’invito all’inaugurazione del corso, Vi trasmettiamo le nostre considerazioni a proposito dei tempi e dei modi con cui si sta procedendo all’organizzazione del primo corso (ango) europeo per il clero previsto alla Gendronnière da settembre a dicembre 2007.
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I religiosi, in quanto tali (cioè vestiti da o presentandosi come preti monaci ecc.) non si dovrebbero occupare di politica.

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Quello che i monaci birmani stanno facendo è un errore di cui pagheranno le conseguenze -alcune le stanno già pagando- e, seppure in misura minore, le pagheranno tutti i buddisti del mondo, come pure molti altri che buddisti non sono. Tuttavia, in alcuni casi, certi errori vanno fatti, altrimenti non ha senso essere religiosi.

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Uno più uno uguale uno?
Marito e monaco

Di G. Jiso Forzani

(Pubblicato sul supplemento Donna del quotidiano La Repubblica, 9 dicembre 2006).

“Tuo padre, che lavoro fa?”. La domanda curiosa da parte di un compagno di classe (indelicata quando è in bocca a un insegnante), prima o poi se la sentono rivolgere quasi tutti i bambini della scuola primaria. Qualcuno risponde con orgoglio, qualcuno con imbarazzo: c’è chi non lo sa, cosa fa il padre, chi il padre non l’ha più o non l’ha mai avuto, e chi lo va ogni tanto a trovare in luoghi che non vuole nominare.

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Lo squinternamento delle società contemporanee, o la loro complessità, se preferiamo, fa sì che una domanda in altri tempi più o meno innocua sia diventata, non di rado, fonte di grave imbarazzo. Fra le varie categorie di bambini disturbati dal quesito, ce n’è una, da noi quantitativamente marginale, che va però poco a poco prendendo consistenza di minoranza sociale: si tratta dei figli di religiosi. Intendo qui, con religioso, non il laico che per sensibilità, scelta e convinzione ispira il proprio comportamento di vita al sentimento religioso, ma il cosiddetto ministro religioso: preti, monaci, sacerdoti, ministri di culto delle varie confessioni religiose.

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