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	<title>Commenti a: Dopo i minareti&#8230; il crocefisso</title>
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	<description>Ambito Buddista</description>
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		<title>Di: Cristina</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2064</link>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 17:54:35 +0000</pubDate>
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		<description>Nemmeno io so bene se c&#039;entri, che ridere! ed è forse per questo che ora mi sento sulla stessa lunghezza d&#039;onda. In effetti le definizioni perdono consistenza di fronte al fatto che &quot;ognuno è nato lui/lei; solo io muoio come me.&quot; Questo, si, è &quot;universale&quot;... Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nemmeno io so bene se c&#8217;entri, che ridere! ed è forse per questo che ora mi sento sulla stessa lunghezza d&#8217;onda. In effetti le definizioni perdono consistenza di fronte al fatto che &#8220;ognuno è nato lui/lei; solo io muoio come me.&#8221; Questo, si, è &#8220;universale&#8221;&#8230; Ciao.</p>
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		<title>Di: jf</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2056</link>
		<dc:creator>jf</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 17:49:30 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Cristina, pienamente d&#039;accordo ad abbandonare la metafora dell&#039;albero: le metafore sono come le zattere, servono fin quando servono, poi sono d&#039;ingombro. Credo che nel nostro discorso si mischino almeno due piani. La religione è certo un fattore culturale, ma la formula &quot;cuius regio, eius religio&quot; (a ogni regione la sua religione) non dice tutto. Un cristiano lappone (ce ne sarà uno), un cristiano vaticano, un cristiano del Bangla Desh, hanno un quid religioso in comune? E se ce l&#039;hanno, è quella l&#039;universalità del cristianesimo? O è nel fatto che un lappone, un vaticano e un Bangla Desho possono riconoscersi cristiani? Io da un po&#039; di tempo a questa parte penso che l&#039;universalità, intesa come fattore che tutti accomuna consista nell&#039;unicità di ciascuno, non in qualche forma di generica eguaglianza. Ognuno di noi è unico, siamo nati tutti, ma ciascuno è nato lui , lei, non altro; moriamo tutti, ma solo io muoio come me. In questo siamo accomunati e uguali, nell&#039;essere ognuno unico, e qui ci possiamo ritrovare. Francamente non so se c&#039;entra molto con il discorso che stavamo facendo, ma mi viene di &quot;risponderti&quot; così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Cristina, pienamente d&#8217;accordo ad abbandonare la metafora dell&#8217;albero: le metafore sono come le zattere, servono fin quando servono, poi sono d&#8217;ingombro. Credo che nel nostro discorso si mischino almeno due piani. La religione è certo un fattore culturale, ma la formula &#8220;cuius regio, eius religio&#8221; (a ogni regione la sua religione) non dice tutto. Un cristiano lappone (ce ne sarà uno), un cristiano vaticano, un cristiano del Bangla Desh, hanno un quid religioso in comune? E se ce l&#8217;hanno, è quella l&#8217;universalità del cristianesimo? O è nel fatto che un lappone, un vaticano e un Bangla Desho possono riconoscersi cristiani? Io da un po&#8217; di tempo a questa parte penso che l&#8217;universalità, intesa come fattore che tutti accomuna consista nell&#8217;unicità di ciascuno, non in qualche forma di generica eguaglianza. Ognuno di noi è unico, siamo nati tutti, ma ciascuno è nato lui , lei, non altro; moriamo tutti, ma solo io muoio come me. In questo siamo accomunati e uguali, nell&#8217;essere ognuno unico, e qui ci possiamo ritrovare. Francamente non so se c&#8217;entra molto con il discorso che stavamo facendo, ma mi viene di &#8220;risponderti&#8221; così.</p>
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		<title>Di: Cristina</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2055</link>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 17:11:58 +0000</pubDate>
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		<description>Caro jf, forse non mi sono spiegata bene: convengo pienamente sul fatto che la storia d&#039;Italia, ma non solo la storia: anche la letteratura, l&#039;arte,  le tradizioni popolari   e la concezione stessa dei rapporti sociali, non è coprennsibile a prescindere dalla religione cattolica, e convengo altrettanto pienamente sul fatto che qualsiasi altra storia, di qualsiasi altro paese, non sia comprensibile ignorandone la, o le religioni. Precisamente   questo è, secondo me, il punto: la religione si dimostra, proprio perciò, un importantissimo fattore &quot;culturale&quot;. E con altrettanta chiarezza si dimostra &quot;non universale&quot;: a ogni cultura la sua religione, a ogni religione la sua cultura. Suggerisco di abbandonare la metafora dell&#039;albero: certo un albero ha un&#039;unica radice e da&#039; frutti tutti uguali. Pensando all&#039;Europa, non mi pare proprio che - cito a caso - Greci, Lapponi, Svedesi, Islandesi, Portoghesi siano frutti tutti uguali dello stesso albero dall&#039;unica radice. Semplificazioni di questo tipo sono eccessivamente riduttive, il linguaggio figurato ha un suo fascino evocativo ma a a volte è opportuno non lasciarsene suggestionare. Dire      che le radici dell&#039;Europa sono cristiane equivale a fare un&#039;affermazione senza senso. Meglio tacere, lasciar parlare il silenzio. E non perché  io abbia paura a parlare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro jf, forse non mi sono spiegata bene: convengo pienamente sul fatto che la storia d&#8217;Italia, ma non solo la storia: anche la letteratura, l&#8217;arte,  le tradizioni popolari   e la concezione stessa dei rapporti sociali, non è coprennsibile a prescindere dalla religione cattolica, e convengo altrettanto pienamente sul fatto che qualsiasi altra storia, di qualsiasi altro paese, non sia comprensibile ignorandone la, o le religioni. Precisamente   questo è, secondo me, il punto: la religione si dimostra, proprio perciò, un importantissimo fattore &#8220;culturale&#8221;. E con altrettanta chiarezza si dimostra &#8220;non universale&#8221;: a ogni cultura la sua religione, a ogni religione la sua cultura. Suggerisco di abbandonare la metafora dell&#8217;albero: certo un albero ha un&#8217;unica radice e da&#8217; frutti tutti uguali. Pensando all&#8217;Europa, non mi pare proprio che &#8211; cito a caso &#8211; Greci, Lapponi, Svedesi, Islandesi, Portoghesi siano frutti tutti uguali dello stesso albero dall&#8217;unica radice. Semplificazioni di questo tipo sono eccessivamente riduttive, il linguaggio figurato ha un suo fascino evocativo ma a a volte è opportuno non lasciarsene suggestionare. Dire      che le radici dell&#8217;Europa sono cristiane equivale a fare un&#8217;affermazione senza senso. Meglio tacere, lasciar parlare il silenzio. E non perché  io abbia paura a parlare.</p>
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		<title>Di: jf</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2037</link>
		<dc:creator>jf</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 20:09:20 +0000</pubDate>
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		<description>A Luciano, piuttosto, chiederei altro, ma non so se mi sente, quindi lo chiedo a che ascolta. Scrive: &quot;L’aver declassato la religione a materia facoltativa e confessionale è stato una scelta miope&quot;. Ma in Italia l&#039;insegnamento della religione è sempre stato confessionale, anche quand&#039;era obbligatorio. E definire la religione una materia mi pare discutibile. Penso che si dovrebbe sì insegnare a scuola la religione, altroché, ma so anche che la religione non si insegna. Oggi si pongono problemi che un tempo non sussistevano. Ai miei tempi, nel medioevo di cinquant&#039;anni fa, la religione era una e &quot;insegnare&quot; quella voleva dire insegnare tutta la religione. Non è più così e non lo sarà mai più, per quanto scalcino i nostalgici. Che fare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Luciano, piuttosto, chiederei altro, ma non so se mi sente, quindi lo chiedo a che ascolta. Scrive: &#8220;L’aver declassato la religione a materia facoltativa e confessionale è stato una scelta miope&#8221;. Ma in Italia l&#8217;insegnamento della religione è sempre stato confessionale, anche quand&#8217;era obbligatorio. E definire la religione una materia mi pare discutibile. Penso che si dovrebbe sì insegnare a scuola la religione, altroché, ma so anche che la religione non si insegna. Oggi si pongono problemi che un tempo non sussistevano. Ai miei tempi, nel medioevo di cinquant&#8217;anni fa, la religione era una e &#8220;insegnare&#8221; quella voleva dire insegnare tutta la religione. Non è più così e non lo sarà mai più, per quanto scalcino i nostalgici. Che fare?</p>
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		<title>Di: jf</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2036</link>
		<dc:creator>jf</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:55:41 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Cristina, il dubbio che proponi è, almeno formalmente, solo in apparenza problematico come a te appare. Infatti Luciano (mi permetto qui di interpretarlo, ma credo di non sbagliare) scrive “come si può comprendere la storia di questa Italia, ignorando la religione cattolica?” e non come si può comprendere la religione cattolica ignorando la cultura italiana (o europea o occidentale). E’ vero che nella prima frase c’è un doppio scarto, perché si parla della religiosità di un islamico (che non è una definizione né etnica né geografica ma religiosa) poi della religiosità di un orientale o di un sudamericano (cioè del sentire religioso in base alla geografia culturale) e poi dell’influsso della religione cattolica (la Chiesa? l’educazione ricevuta? il sentimento diffuso? il fatto che comunque dai e dai qualcosa è permeato del messaggio religioso cattolico?). Però è difficile negare, quale che sia l’accezione in cui quell’affermazione è dichiarata, che la storia italiana non è comprensibile ignorando la religione cattolica (italiana, aggiungerei io). Tutt’altra storia è parlare di radici cristiane dell’Europa, questa sì un’affermazione incomprensibile dal punto di vista religioso. Ammesso e non concesso che la religione abbia e metta radici (il Figliol dell’Uomo non ha dove posare il capo, ma dove piantare i piedi sì?) visto che l’albero si giudica dai frutti e l’Europa è il frutto dell’albero cristiano... auguri. Ma sopratutto, dire che le radici dell’Europa sono cristiane equivale a dire che le radici cristiane sono europee (a ogni albero la sua radice, da una radice un’albero), e dunque l’unica possibilità di essere cristiani è europeizzarsi, almeno nel modo di intendere la religione. Questo è il piccolo grande trucco pseudo-religioso dei nostri tempi, a questa greppia li trovi tutti, cristiani europei, islamici arabi, buddhisti giapponesi e via cantando. L’equazione cristianesimo uguale fede evangelica più logos greco che manda in visibilio papi e teologi è, alla fin fine, una forma di colonialismo culturale che ogni Chiesa declina a modo suo ma che, a me pare, con la religione nulla ha a che fare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Cristina, il dubbio che proponi è, almeno formalmente, solo in apparenza problematico come a te appare. Infatti Luciano (mi permetto qui di interpretarlo, ma credo di non sbagliare) scrive “come si può comprendere la storia di questa Italia, ignorando la religione cattolica?” e non come si può comprendere la religione cattolica ignorando la cultura italiana (o europea o occidentale). E’ vero che nella prima frase c’è un doppio scarto, perché si parla della religiosità di un islamico (che non è una definizione né etnica né geografica ma religiosa) poi della religiosità di un orientale o di un sudamericano (cioè del sentire religioso in base alla geografia culturale) e poi dell’influsso della religione cattolica (la Chiesa? l’educazione ricevuta? il sentimento diffuso? il fatto che comunque dai e dai qualcosa è permeato del messaggio religioso cattolico?). Però è difficile negare, quale che sia l’accezione in cui quell’affermazione è dichiarata, che la storia italiana non è comprensibile ignorando la religione cattolica (italiana, aggiungerei io). Tutt’altra storia è parlare di radici cristiane dell’Europa, questa sì un’affermazione incomprensibile dal punto di vista religioso. Ammesso e non concesso che la religione abbia e metta radici (il Figliol dell’Uomo non ha dove posare il capo, ma dove piantare i piedi sì?) visto che l’albero si giudica dai frutti e l’Europa è il frutto dell’albero cristiano&#8230; auguri. Ma sopratutto, dire che le radici dell’Europa sono cristiane equivale a dire che le radici cristiane sono europee (a ogni albero la sua radice, da una radice un’albero), e dunque l’unica possibilità di essere cristiani è europeizzarsi, almeno nel modo di intendere la religione. Questo è il piccolo grande trucco pseudo-religioso dei nostri tempi, a questa greppia li trovi tutti, cristiani europei, islamici arabi, buddhisti giapponesi e via cantando. L’equazione cristianesimo uguale fede evangelica più logos greco che manda in visibilio papi e teologi è, alla fin fine, una forma di colonialismo culturale che ogni Chiesa declina a modo suo ma che, a me pare, con la religione nulla ha a che fare.</p>
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		<title>Di: Cristina</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2035</link>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:42:44 +0000</pubDate>
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		<description>Intervengo con un sensibile ritardo perché ho pensato a lungo se, e come, esporre il mio dubbio in relazione a quanto scrive padre Luciano. Leggo nel suo Corollario: &quot; Chi può comprendere un islamico ignorando il suo tipo di religiosità? Oppure un orientale, o un sudamericano? E chi può comprendere la storia di questa Italia, ignorando la religione cattolica?&quot;  Questo mi trova pienamente d&#039;accordo: nell&#039;attuale convivenza di culture diverse è, più che importante, essenziale conoscere  la componente religiosa di ognuna di esse. Ma a questo punto mi sconcerta l&#039;affermazione successiva che &quot;il messaggio religioso, quindi universale&quot; sia declassato a &quot;messaggio culturale, quindi locale&quot;. Cosa significa? Come può essere universale un messaggio che si può comprendere, come è stato appena detto, solo in relazione a una determinata cultura e viceversa? Se è un messaggio universale, è ugualmente comprensibile in quasiasi tipo di cultura, per definizione stessa del concetto di &quot;universalità&quot;. Oppure tutte le religioni sono universali, ma qualcuna è più universale delle altre?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo con un sensibile ritardo perché ho pensato a lungo se, e come, esporre il mio dubbio in relazione a quanto scrive padre Luciano. Leggo nel suo Corollario: &#8221; Chi può comprendere un islamico ignorando il suo tipo di religiosità? Oppure un orientale, o un sudamericano? E chi può comprendere la storia di questa Italia, ignorando la religione cattolica?&#8221;  Questo mi trova pienamente d&#8217;accordo: nell&#8217;attuale convivenza di culture diverse è, più che importante, essenziale conoscere  la componente religiosa di ognuna di esse. Ma a questo punto mi sconcerta l&#8217;affermazione successiva che &#8220;il messaggio religioso, quindi universale&#8221; sia declassato a &#8220;messaggio culturale, quindi locale&#8221;. Cosa significa? Come può essere universale un messaggio che si può comprendere, come è stato appena detto, solo in relazione a una determinata cultura e viceversa? Se è un messaggio universale, è ugualmente comprensibile in quasiasi tipo di cultura, per definizione stessa del concetto di &#8220;universalità&#8221;. Oppure tutte le religioni sono universali, ma qualcuna è più universale delle altre?</p>
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		<title>Di: marta</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2034</link>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 16:11:43 +0000</pubDate>
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		<description>Già, e come uno &quot;scandalo&quot; viene percepito da coloro che, non &quot;resi ciechi&quot; dall&#039;abitudine, lo vedono per la prima volta. Non è infrequente nelle scuole elementari trovarsi a dover &quot;giustificare&quot; la strana presenza di &quot;quell&#039;uomo&quot; messo in croce ai bambini stranieri. Certamente non viene vissuto come un simbolo di pace e di amore. E spiegarne la storia veramente non è semplice...
Ci sarebbero tante altre cose da dire prima...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Già, e come uno &#8220;scandalo&#8221; viene percepito da coloro che, non &#8220;resi ciechi&#8221; dall&#8217;abitudine, lo vedono per la prima volta. Non è infrequente nelle scuole elementari trovarsi a dover &#8220;giustificare&#8221; la strana presenza di &#8220;quell&#8217;uomo&#8221; messo in croce ai bambini stranieri. Certamente non viene vissuto come un simbolo di pace e di amore. E spiegarne la storia veramente non è semplice&#8230;<br />
Ci sarebbero tante altre cose da dire prima&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dr</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2033</link>
		<dc:creator>dr</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 08:40:16 +0000</pubDate>
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		<description>Caro doc,
esisteva come PATIBOLO ed esclusivamente così. Un patibolo riservato agli schiavi senza dignità e ai peggiori delinquenti --- i cittadini romani venivano decapitati, che era considerata una forma di onore, diversamente dalla gigliottina nel &#039;700. Per gli ebrei era sinonimo non solo di esecrazione ma di maledizione. 
Per questo, adottare la croce come &quot;trono della divinità&quot; era uno scandalo inconcepibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro doc,<br />
esisteva come PATIBOLO ed esclusivamente così. Un patibolo riservato agli schiavi senza dignità e ai peggiori delinquenti &#8212; i cittadini romani venivano decapitati, che era considerata una forma di onore, diversamente dalla gigliottina nel &#8217;700. Per gli ebrei era sinonimo non solo di esecrazione ma di maledizione.<br />
Per questo, adottare la croce come &#8220;trono della divinità&#8221; era uno scandalo inconcepibile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: doc</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2032</link>
		<dc:creator>doc</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 08:34:09 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;per ammissione dello stesso Gesù&quot;. Fammi capire meglio: il crocifisso esisteva già come simbolo in Palestina/Israele, prima della crocifissione di Cristo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;per ammissione dello stesso Gesù&#8221;. Fammi capire meglio: il crocifisso esisteva già come simbolo in Palestina/Israele, prima della crocifissione di Cristo?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: dr</title>
		<link>http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779/comment-page-1#comment-2031</link>
		<dc:creator>dr</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 21:30:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lastelladelmattino.org/buddista/?p=3779#comment-2031</guid>
		<description>(copio un post che avevo scritto su un altro blog tempo fa)

Strano ma vero, la cosa [la questione del crocifisso] potrebbe essere considerata in chiave polemica anche da un punto di vista cristiano.
Infatti per almeno 500 anni — quindi ben oltre le necessità di “segretezza” imposte da persecuzioni a ritmo alterno — i cristiani per primi non si sarebbero mai sognati di esibire dappertutto l’immagine del Crocifisso. Il quale, per ammissione dello stesso Gesù e poi di Paolo, aveva un valore scandaloso, quasi orrorifico, una “medicina forte” contro qualsiasi pericolo di idolatria. E invece… si è riusciti a trasformare in un idoletto perfino quello, soprattutto a partire dal XIV secolo a opera dei francescani.
Una storia che, nel suo insieme, ha risvolti davvero paradossali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(copio un post che avevo scritto su un altro blog tempo fa)</p>
<p>Strano ma vero, la cosa [la questione del crocifisso] potrebbe essere considerata in chiave polemica anche da un punto di vista cristiano.<br />
Infatti per almeno 500 anni — quindi ben oltre le necessità di “segretezza” imposte da persecuzioni a ritmo alterno — i cristiani per primi non si sarebbero mai sognati di esibire dappertutto l’immagine del Crocifisso. Il quale, per ammissione dello stesso Gesù e poi di Paolo, aveva un valore scandaloso, quasi orrorifico, una “medicina forte” contro qualsiasi pericolo di idolatria. E invece… si è riusciti a trasformare in un idoletto perfino quello, soprattutto a partire dal XIV secolo a opera dei francescani.<br />
Una storia che, nel suo insieme, ha risvolti davvero paradossali.</p>
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